Fede ai tempi del virus
Preghiera a casa con i ragazzi e bambini

 Mercoledì 11 marzo 2020   Scarica la preghiera

«la sindrome da “primo della classe”…»

Iniziare con facendo il segno della Croce

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, mentre saliva a Gerusalemme…, gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». Parola del Signore

 

Riflessione:

Gesù parla di servizio; i figli di Zebedeo sognano (anzi…pretendono) il successo: è la “sindrome da primo della classe”, che…distrugge rapporti, banalizza amicizie, svilisce ogni espressione di generosità.: tu che ne pensi? Ti è mai capitato di … essere colpito da questa “sindrome”?

Riesci a coglierne i pericoli, soprattutto quando essa dovesse manifestarsi in contesti particolari (pensa ad un gruppo di amici, o alla tua classe, ecc.)? Esiste un antidoto per difendersi da questa “sindrome”? “Chi è il più grande..?”: una questione antica che…oscilla (quasi sempre) tra il mito del “superuomo” e quello di “Narciso”…!

Dammi, Signore, un’ala di riserva

Preghiera da recitare insieme
Voglio ringraziarti, Signore, per il dono della vita. Ho letto da qualche parte che gli uomini sono angeli con un’ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati. A volte, nei momenti di confidenza, oso pensare, Signore, che anche Tu abbia un’ala soltanto. L’altra la tieni nascosta: forse per farmi capire che Tu non vuoi volare senza di me. Per questo mi hai dato la vita: perché io fossi tuo compagno di volo.

Insegnami, allora, a librarmi con Te. Perché vivere non è “trascinare la vita”, non è “strappare la vita”, non è “rosicchiare la vita”. Vivere è abbandonarsi, come un gabbiano, all’ebbrezza del vento. Vivere è assaporare l’avventura della libertà. Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te.

Ma non basta saper volare con Te, Signore: Tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello, e aiutarlo, così, a volare! Ti chiedo, allora, perdono, Signore, anche per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi. Per i voli che non ho saputo incoraggiare. Per l’indifferenza con cui ho lasciato razzolare nel cortile, con l’ala penzolante, il fratello infelice che avevi destinato a navigare nel cielo…

Aiutami a non passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l’ala, l’unica ala, inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine. Soprattutto per questo fratello sfortunato dammi, o Signore, un’ala di riserva!
(d. Tonino Bello)

 

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