«… voi siete presso di me…»
«…la pace disarmata e disarmante»

alcuni momenti e scatti di dicembre e avvisi gennaio 2026
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La bontà è disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino. Il mistero dell’Incarnazione, che ha il suo punto di più estremo abbassamento nella discesa agli inferi, comincia nel grembo di una giovane madre e si manifesta nella mangiatoia di Betlemme. «Pace in terra» cantano gli angeli, annunciando la presenza di un Dio senza difese, dal quale l’umanità può scoprirsi amata soltanto prendendosene cura (cfr Lc 2,13-14). Nulla ha la capacità di cambiarci quanto un figlio. E forse è proprio il pensiero ai nostri figli, ai bambini e anche a chi è fragile come loro, a trafiggerci il cuore (cfr At 2,37). Al riguardo, il mio venerato Predecessore scriveva che «la fragilità umana ha il potere di renderci più lucidi rispetto a ciò che dura e a ciò che passa, a ciò che fa vivere e a ciò che uccide. Forse per questo tendiamo così spesso a negare i limiti e a sfuggire le persone fragili e ferite: hanno il potere di mettere in discussione la direzione che abbiamo scelto, come singoli e come comunità».

Giovanni XXIII introdusse per primo la prospettiva di un disarmo integrale, che si può affermare soltanto attraverso il rinnovamento del cuore e dell’intelligenza. Così scriveva nella Pacem in terris: «Occorre riconoscere che l’arresto agli armamenti a scopi bellici, la loro effettiva riduzione, e, a maggior ragione, la loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo non si procedesse ad un disarmo integrale; se cioè non si smontano anche gli spiriti, adoprandosi sinceramente a dissolvere, in essi, la psicosi bellica: il che comporta, a sua volta, che al criterio della pace che si regge sull’equilibrio degli armamenti, si sostituisca il principio che la vera pace si può costruire soltanto nella vicendevole fiducia. Noi riteniamo che si tratti di un obiettivo che può essere conseguito. Giacché esso è reclamato dalla retta ragione, è desideratissimo, ed è della più alta utilità».

È questo un servizio fondamentale che le religioni devono rendere all’umanità sofferente, vigilando sul crescente tentativo di trasformare in armi persino i pensieri e le parole. Le grandi tradizioni spirituali, così come il retto uso della ragione, ci fanno andare oltre i legami di sangue o etnici, oltre quelle fratellanze che riconoscono solo chi è simile e respingono chi è diverso. Oggi vediamo come questo non sia scontato. Purtroppo, fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata. I credenti devono smentire attivamente, anzitutto con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di Dio. Perciò, insieme all’azione, è più che mai necessario coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggi dell’incontro fra tradizioni e culture. In tutto il mondo è auspicabile che «ogni comunità diventi una “casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono». Oggi più che mai, infatti, occorre mostrare che la pace non è un’utopia, mediante una creatività pastorale attenta e generativa.

D’altra parte, ciò non deve distogliere l’attenzione di tutti dall’importanza della dimensione politica. Quanti sono chiamati a responsabilità pubbliche nelle sedi più alte e qualificate, «considerino a fondo il problema della ricomposizione pacifica dei rapporti tra le comunità politiche su piano mondiale: ricomposizione fondata sulla mutua fiducia, sulla sincerità nelle trattative, sulla fedeltà agli impegni assunti. Scrutino il problema fino a individuare il punto donde è possibile iniziare l’avvio verso intese leali, durature, feconde». È la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali.

Oggi, la giustizia e la dignità umana sono più che mai esposte agli squilibri di potere tra i più forti. Come abitare un tempo di destabilizzazione e di conflitti liberandosi dal male? Occorre motivare e sostenere ogni iniziativa spirituale, culturale e politica che tenga viva la speranza, contrastando il diffondersi di «atteggiamenti fatalistici, come se le dinamiche in atto fossero prodotte da anonime forze impersonali e da strutture indipendenti dalla volontà umana». Se infatti «il modo migliore per dominare e avanzare senza limiti è seminare la mancanza di speranza e suscitare la sfiducia costante, benché mascherata con la difesa di alcuni valori», a una simile strategia va opposto lo sviluppo di società civili consapevoli, di forme di associazionismo responsabile, di esperienze di partecipazione non violenta, di pratiche di giustizia riparativa su piccola e su larga scala. Lo evidenziava già con chiarezza Leone XIII nell’Enciclica Rerum novarum: «Il sentimento della propria debolezza spinge l’uomo a voler unire la sua opera all’altrui. La Scrittura dice: È meglio essere in due che uno solo; perché due hanno maggior vantaggio nel loro lavoro. Se uno cade, è sostenuto dall’altro. Guai a chi è solo; se cade non ha una mano che lo sollevi (Eccl 4,9-10). E altrove: il fratello aiutato dal fratello è simile a una città fortificata (Prov 18,19)».

Possa essere questo un frutto del Giubileo della Speranza, che ha sollecitato milioni di esseri umani a riscoprirsi pellegrini e ad avviare in sé stessi quel disarmo del cuore, della mente e della vita cui Dio non tarderà a rispondere adempiendo le sue promesse: «Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore» (Is 2,4-5). (dal messaggio per la giornata mondiale della pace 2025 di papa LEONE PP. XIV)

Ecco il programma del mese di gennaio 2026 – parrocchia Maria Speranza Nostra

 

Gennaio

     
1 Giovedì S Santa Maria, Madre di Dio – orario messe festivo
2 Venerdì M Santi Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno
3 Sabato M Il Santissimo Nome di Gesù
4 Domenica S  
5 Lunedi    
6 Martedì  

L’Epifania del Signore – orario messe festivo

Ore 16.00 Concerto natalizio coro ALPETTE – parrocchia Gesù Operaio

7 Mercoledì M San Raimondo di Peñafort , sacerdote
8 Giovedì    
9 Venerdì    
10 Sabato    
11 Domenica F Il Battesimo del Signore
12 Lunedi    
13 Martedì M Sant’Ilario , vescovo e dottore della Chiesa
14 Mercoledì  

Ore 18.30 – incontro interparrocchiale segreterie CPP

Ore 20.45 – incontro unitario giovani

15 Giovedì   Dalle 09.30 alle 17.45 – adorazione eucaristica continua
16 Venerdì    
17 Sabato M

Sant’Antonio , abate

Ore 15.00 oratorio festivo

Ore 19.00 – cena Circolo

18 Domenica   Seconda domenica del tempo ordinario
19 Lunedi    
20 Martedì M San Sebastiano – ore 18.30 – incontro Consiglio Pastorale parrocchiale
21 Mercoledì M

Sant’Agnese , vergine e martire

Ore 15.00 – gruppo pensionati e amici

22 Giovedì M

San Vincenzo , diacono e martire

Dalle 09.30 alle 17.45 – adorazione eucaristica continua

23 Venerdì    
24 Sabato M San Francesco di Sales , vescovo e dottore della Chiesa
25 Domenica  

3° domenica del tempo ordinario – 2° domenica comunitaria intergenerazionale

Banco gruppo missionario per la giornata della lebbra

26 Lunedi M Santi Timoteo e Tito , vescovi
27 Martedì M Sant’Angela Merici , vergine
28 Mercoledì M

San Tommaso d’Aquino , sacerdote e dottore della Chiesa

Ore 15.00 – gruppo pensionati e amici

29 Giovedì   Dalle 09.30 alle 17.45 – adorazione eucaristica continua
30 Venerdì    
31 Sabato M

San Giovanni Bosco , sacerdote

Ore 15.00 – oratorio festivo


 

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